Aspettondo la beatificazione
Agosto e il quarto mese delle preparazioni pastorali alla beatificazione del Papa Giovanni Paolo II, realizzate sotto il titolo; “Sono con Voi – i messaggi ai Polacchi”.
La seconda domenica, 8 agosto nei mass media e nelle chiese si rifletteva sul messaggio del quarto pellegrinaggio del Papa Giovanni Paolo II alla Patria.
Questa visita – la prima nella Polonia libera – era dal 1 al 9 giugno 1991 con il titolo. ”Ringraziate a Dio, non spegnete lo spirito” ( 1Tes. 5,18-19) e ha abbracciato 12 città polacche da Koszalin a Przemysl. Giovanni Paolo II ha concentrato il suo insegnamento intorno al Decalogo. Ammoniva i concittadini davanti all’assolutizzazione del significato della libertà, la quale – come lo sottolineava – può portare alle nuove forme della schiavitù.
La presenza della religione nella vita pubblica.
Il Santo Padre ha dedicato tanto spazio alla presenza dei valori religiosi nella vita pubblica. “Il postulato della neutralità della libertà del pensiero è giusto fondamentalmente in questa dimensione che lo stato dovrebbe salvaguardare la libertà della coscienza e della professione della fede di tutti suoi cittadini, e indipendentemente da quello, quale religione o quale pensiero loro professano. Però il postulato che alla vita pubblica comunitaria e statale, in nessun modo non permettere l’arrivo la dimensione spirituale, è un postulato della ateisazione dello stato e della vita pubblica” – spiegava a Lubaczow. Spiegava che la Chiesa non può rinunziare alla proclamazione della verità sul integrale carattere dei basilari valori umani, i quali trattati selettivamente possono minare le fondamenta dell’ordine pubblico. (Varsavia).
Si richiamava anche alla concezione del Concilio sulla presenza della Chiesa nel mondo temporaneo, che è poco conosciuta alla società polacca, a causa della sua 45-enne prigionia comunista. Dicendo, allora, che la Chiesa “in nessun modo non si identifica con la comunità politica, come anche non si lega con nessun sistema politico”. Spiegava , che “la Chiesa desidera partecipare nella vita delle società solo come il testimone del Vangelo e a lei sono estranee le idee di occupare qualsiasi settore della vita pubblica che a lei non appartiene”. Metteva in guardia anche davanti al trattamento dei valori universali che escono dal cristianesimo, soltanto come un fatto strettamente privato, personale dei credenti che non anno la traduzione nelle categorie sociali.
Anche se questi basilari principi, che descrivono la missione della Chiesa nella società democratica, sono state due anni dopo rispecchiate nel Concordato tra la Repubblica Polacca e la Sede Apostolica, nel 1991 però, venivano contestati da parte di un certo numero della elite politica della nuova Polonia e da parte della maggioranza delle media. Queste centra accusavano il Papa di voler costruire “lo stato confessionale”, loro stesse conservando – come unico possibile da realizzare nel “mondo moderno” – modello laico della separazione sul modello francese. La polarizzazione delle posizioni così, doveva portare alle forti tensioni, che accompagnavano il pellegrinaggio. Erano dolorose allo stesso Papa.
Quattro anni dopo scriveva nella lettera a Jerzy Turowicz, che nel 1991 “avevamo da fare in Polonia, con un forte attacco delle forze sinistre laiche e dei raggruppamenti liberali alla Chiesa, all’Episcopato e anche al papa. Si trattava di cancellare dalla memoria della società questo, cosa la Chiesa rappresentava nella vita del Popolo nell’arco dei anni passati. Si moltiplicavano le accuse del clericalismo, della ipotetica volontà da parte della Chiesa di governare nella Polonia, o anche di frenare la emancipazione politica della società polacca.
Quale Libertà?
Giovanni paolo II durante quel pellegrinaggio continuamente metteva in guardia davanti al sbagliato sfruttamento della libertà. Questo era il suo “leitmotiv”. Il Papa faceva vedere il dilemma davanti al quale da tanto tempo si trova Europa, e dopo la conquista della libertà anche la Polonia; “la libertà alla quale ci ha liberato il Cristo oppure la libertà proveniente da Cristo?”.
“Si, bisogna essere educati alla libertà, occorre la libertà adulta. Solo su una così può poggiare la società, il popolo, tutti i campi della sua vita, però non si può creare la libertà finta, che a quanti si dice, libera l’uomo, e in realtà lo schiavizza e deprava. Da quello bisogna fare un esame di coscienza all’ingresso della III Repubblica” – appellava a Kielce.
Ricordava che la libertà deve essere poggiata sulla verità. A Olsztyn parlava sulla verità nella vita umana, soprattutto nella vita pubblica. “Così, come poco tempo fa, la libertà della espressione era minacciata da un censore, così oggi la stessa libertà è minacciata da altri pericoli, come l’egocentrismo, la menzogna, malizia ma anche l’odio. Lo strumento della oppressione possono diventare anche le mas media, se non servono alla verità – ha continuato.
La famiglia nel centri dell’interessamento
È passata alla storia, la sua memorabile messa all’aeroporto di Kielce. Accompagnato da una tempesta e la pioggia Giovanni Paolo II, riferendosi al quarto comandamento, con drammatiche, scandite con la forte espressione parole, metteva in guardia davanti “la finta libertà, che schiavizza la persona umana”, ed è distruttiva così per una persona come per la famiglia.
La crisi – faceva vedere il Papa – purtroppo non ha risparmiato la famiglia polacca. I politici responsabili della vita della società ammoniva davanti ad un leggero trattamento della famiglia e del matrimonio: “È facile distruggere, più difficile è ricostruire. Per troppo tempo distruggevano. Bisogna intensamente ricostruire”. „Si ricostruisca in Dio umana paternità e umana maternità, rinasca la famiglia, un particolare posto della alleanza tra Dio e gli uomini. Il suo nome è: la Chiesa Domestica” – appellava.
L’imperativo della difesa della vita.
In quella stessa omelia diceva, che: „il mondo si cambierebbe in un incubo, se i coniugi trovandosi nelle difficoltà economiche, vedessero nel bambino procreato un peso e la minaccia per la loro stabilità. (…) Questo significarebbe che è stata completamente dimenticata la dignità dell’uomo, la sua vera vocazione e ultima destinazione”.
Fermandosi a Radom con il messaggio: “Non uccidere!”, ha dichiarate che questo è un “divieto fermo e assoluto, che sancisce il diritto alla vita di ogni persona umana dal concepimento alla morte naturale”.
In questo contesto ricordava lo sterminio degli Ebrei e degli Zingari e chiedendo scusa degli uditori (“perdonatemi se mi azzardo andare più avanti”), parlava dei cimiteri delle vittime della umana atrocità del nostro secolo, dei cimiteri dei non nati.
Con la insistenza diceva che non esiste nessuna istanza umana, che ha il diritto legalizzare l’omicidio di una persona innocente indifesa. Sottolineava che accanto all’aspetto negativo, il quinto comandamento ha anche un aspetto positivo: impone la cura per salvaguardare la vita. Esortava allo sviluppo di questa forma anche attraverso l’aiuto istituzionale ai genitori che si trovano nelle difficoltà. Alla partecipazione solidale in queste iniziative ha invitato anche i conventi.
A Wroclaw, uscendo fuori dal testo preparato, il Papa metteva in guardia, con grande forza, davanti la cultura della morte “del desiderio e del godimento, che spadroneggia in mezzo a noi e si dà il nome europea”.
A Warszawa prima della conclusione del pellegrinaggio, il Santo Padre ha incontrato nella residenza degli arcivescovi, un gruppo dei parlamentari che lavoravano sulla legge che tutelava la vita dei non nati. Loro hanno consegnato al Papa appena preparato un progetto della legge su questo argomento e hanno presentato delle iniziative, cha avevano lo scopo la promozione della Carta dei Diritti della Famiglia. Il Papa, ringraziando per questa iniziativa ha detto, che “questo non è un problema unico nella Polonia libera, però è sicuramente un problema cardinale”.
Il progetto presentato al Santo Padre, è diventato un punto di partenza per un dibattito per diversi anni, concluso con l’accettazione della legge che tutela la vita dei non nati (all’infuori delle precise eccezioni), che ha sostituita la legislazione comunista che permetteva l’aborto “su richiesta”, con la conseguenza che sono stati ammazzati i milioni degli esseri umani Polacchi non nati.
KAI









